Elettrodi per saldatura, la guida per orientarsi tra le varie tipologie

Se la saldatrice è un po’ il motore senza il quale il processo di saldatura non è possibile, l’elettrodo è quel componente fondamentale che permette alla potenza della saldatrice di trasferirsi sul metallo e quindi di portare a termine le nostre creazioni.

L’elettrodo è quel componente mediante il quale si riesce a creare l’arco elettrico che innalza la temperatura al punto che il metallo fonde e si rende possibile l’unione dei due pezzi.

La saldatura a elettrodo

Se parliamo di elettrodi, automaticamente stiamo parlando di saldatura ad arco, che può anche essere di una modalità particolare vale a dire TIG. Nella saldatura classica ad arco l’elettrodo, oltre a fare da tramite per il trasferimento di elettricità, è anche quel componente che fornisce il materiale di apporto per rendere possibile la saldatura.

Nella saldatura TIG invece l’elettrodo è in tungsteno e non fonde, quindi se di materiale di apporto si necessita, questo andrà aggiunto da fonti esterne tramite l’uso di barre di apporto, barrette metalliche disponibili in tutti i negozi che vendono prodotti per il fai da te e destinate appunto ad apportare materiale al bagno di fusione.

Come possiamo intuire da questa breve introduzione, parlare di elettrodo è più complesso di quello che la parola fa pensare, avendo il componente due funzioni, quella fisica di condurre l’elettricità e quella di apportare materiale. Possiamo tranquillamente affermare che ogni tipologia di saldatura ha bisogno del suo proprio elettrodo.

Vediamo adesso quali sono i principali elettrodi in commercio partendo da quelli per la saldatura classica ad arco, la cosiddetta saldatura MMA:

Elettrodi rutilici, basici, cellulosici, in acciaio ed in ghisa

Avete letto bene. Questi quattro sono i tipi di elettrodo più diffusi per la saldatura ad arco tradizionale. Come capire se quelli che abbiamo, ad esempio, sono elettrodi per saldare ferro?

Semplice, prima di andare ad esaminare brevemente a cosa sono più adatti quali elettrodi, bisogna fare brevemente conoscenza con il modo in cui questi sono contrassegnati e automaticamente avremo la risposta: la classificazione più utilizzata sulle confezioni è quella americana, indicata dalla sigla AWS.

Sarà possibile trovare anche gli standard europeo (EN), giapponese (JIS), britannico (UK) o tedesco (DIN).

Secondo la codifica AWS la sigla AWS è seguita da una E, ad indicare l’elettrodo e da un codice numerico a 4 cifre che indicano le prime due la resistenza alla trazione espressa in libbre per pollice quadrato.

La terza cifra indica le posizioni in cui si può montare l’elettrodo e può assumere valore 1, che indica che l’elettrodo può essere montato in tutte le posizioni, oppure 2, ovvero che l’elettrodo può essere montato solo in posizione orizzontale o ad angolo.

Infine l’ultima cifra può assumere 9 valori che riferiscono alla corrente con la quale l’elettrodo deve essere usato. Per comodità questi valori sono stati inseriti in una tabella

 

Valore Corrente necessaria
0 Corrente continua con elettrodo a polarità negativa, per elettrodi cellulosici
1 Corrente sia alternata che continua con elettrodo a polarità positiva
2 Corrente sia alternata che continua con elettrodo a polarità negativa
3 Corrente sia alternata che continua per elettrodo rutilico
4 Corrente sia alternata che continua per elettrodo rutilico ad alta efficienza
5 Corrente continua con elettrodo a polarità negativa, per elettrodo basico
6 Corrente sia alternata che continua per elettrodo basico
7 Corrente sia alternata che continua per elettrodi ad alta efficienza specifici per ossido di ferro
8 Corrente sia alternata che continua a polarità positiva per elettrodo basico ad alta efficienza

 

Adesso che siamo in grado di capire le sigle che troviamo sulla confezione degli elettrodi, non resta che informarsi con uno specialista su quali anime dell’elettrodo e quali “codici” siano adatti a quali metalli.

Oltre alla sigla è importante il diametro dell’elettrodo, di solito i diametri supportati dalle saldatrici da casa o semi professionali vanno dai 1,6 ai 4 millimetri di diametro, anche se quest’ultimi possono mettere in crisi gli impianti elettrici casalinghi necessitando di alti amperaggi.

Come scelta, soprattutto tra basico e rutilico, in linea di massima si può dire che gli elettrodi rutilici sono facili da usare, si prestano bene alla saldatura di materiali sottili e lasciano un cordone di bell’aspetto, mentre hanno il difetto di produrre saldature meno resistenti. Dal canto loro, gli elettrodi basici permettono saldature molto resistenti ma sono difficili da maneggiare e richiedono una certa esperienza per poter essere adoperati correttamente.

Elettrodi in tungsteno per saldatura TIG

Per la saldatura TIG il discorso è diverso, in quanto il materiale sul quale andiamo a lavorare non risente dell’apporto di materiale dall’elettrodo. Come accennato, l’elettrodo in tungsteno non si consuma con la saldatura, quindi ha l’unica funzione di trasferire l’elettricità.

Gli elettrodi in tungsteno sono disponibili in un range di diametri che va 0,25 a 6,4 millimetri, ovviamente quelli agli estremi sono diametri per l’uso professionale spesso non supportato dalle saldatrici casalinghe.

L’utilizzo viene fatto spesso con il polo positivo sul pezzo. L’uso con il polo negativo sul pezzo è più stabile pur fornendo meno energia e viene utilizzata per la saldatura di metalli leggeri tra cui l’alluminio, uno dei metalli più saldati in modalità TIG.

Un’altra caratteristica degli elettrodi in tungsteno è che quando usati con il polo positivo sul pezzo questi vanno affilati all’estremità che va sul pezzo da saldare, creando un cono alto una volta e mezzo il diametro dell’elettro (in parole povere, se l’elettrodo è di 2 millimetri di diametro, il cono della punta avrà un’altezza di 3 millimetri) per permettere al tungsteno di trasmettere meglio gli elettroni. Per quanto riguarda invece la polarità invertita bisognerà mantere l’elettrodo piatto, per evitare di dover alzare inutilmente l’amperaggio.

Con questo siamo arrivati alla fine di questo excursus nel mondo degli elettrodi per le saldatrici ad arco. Certi di avervi fornito molte informazioni utili, adesso è il momento di passare dalla teoria alla pratica.

Non resta che fare le proprie valutazioni su quale sarà il prossimo lavoro, uscire di casa e scoprire quale elettrodo è quello di cui si ha bisogno. Non abbiate paura di chiedere al venditore, saprà sicuramente consigliarvi per il meglio!